Colesterolo: come e perchè controllarlo

I livelli di colesterolo alti sono indice di un malfunzionamento a livello dismetabolico per cui è necessario intervenire in modo incisivo per abbassarli.

Esistono due modi per farlo e si riferiscono all’assunzione di una dieta dove vanno privilegiati alcuni alimenti a discapito di altri e alla terapia farmacologica.

Vediamo quindi nel particolare come controllare i livelli di colesterolo e perché se ne trae beneficio.

Il colesterolo come è noto è presente nell’organismo per regolare diverse funzioni, quali la sintetizzazione della vitamina D per assimilare il calcio e rinforzare ossa, denti e capelli, ma anche per la produzione di bile e quindi per favorire un migliore processo digestivo, per la produzione di ormoni quali il testosterone e l’aldosterone, per un sano sviluppo degli embrioni e per molto altro.

Non bisogna quindi demonizzare in senso assoluto il colesterolo in se che è semplicemente una molecola, mentre è la sindrome dismetabolica che mette a rischio la salute.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) in accordo con il Ministero della Salute, ha fissato i valori massimi della colesterolemia totale, che non devono superare il 200 mg/dl.

Rispetto a questo valore totale il colesterolo HDL deve attestarsi in un rapporto di 4/5 per le donne e di 5 per gli uomini.

Ci sono poi valori superiori considerati “border line” tra 200 mg/dl e 240 mg/dl e quelli invece sono considerati pericolosi che superano quest’ultimo valore.

Il colesterolo HDL è considerato infatti benefico per l’organismo e viene preso come valore di riferimento per determinare se i valori sono nella norma.

L’aumento del colesterolo totale infatti e in particolare del LDL (colesterolo cosiddetto “cattivo”) ( vedi “Scottish Intercollegiate Guidelines Network – Risk estimation and the prevention of cardiovascular disease. A national clinical guideline), sono responsabili della predisposizione a malattie cardiovascolari potenzialmente mortali, come infarto del miocardio e ictus cerebrale. (The Lipid Research Clinics Coronary Primary Prevention Trial Results. Reduction in the incidence of coronary artery disease. JAMA 1984). Sulle arterie infatti si depositano residui di colesterolo LDL che vanno a formare delle placche, le quali tendono a restringerle fino a otturarle.

La sostanza che interviene nell’eliminare questi depositi è invece il colesterolo HDL (lipoproteine), che ripulisce le pareti arteriose trasportandole nuovamente al fegato che, a sua volta, le metabolizza rendendole non più dannose.

Ecco per quale motivo il valore del colesterolo HDL deve necessariamente essere più alto del LDL e complessivamente non superare certi limiti.

Secondo anche la National Cholesterol Education Program per combattere il colesterolo e abbassare i valori che sono dannosi per l’organismo, è fondamentale seguire una dieta sana, equilibrata e povera soprattutto di grassi.

A questa va abbinata immancabilmente una regolare attività fisica aerobica e l’eliminazione totale del fumo e dell’abuso di alcool.

E’ evidente che, anche nei casi in cui il medico decida di prescrivere una cura farmacologica, questa deve essere coadiuvata comunque da una dieta come sopra.

Nel particolare ci sono alcuni elementi eletti e favorevoli per abbassare l’ipercolesterolemia e altri che invece agiscono in senso contrario.

La dieta che i medici nutrizionisti ma anche endocrinologi consigliano, è quella sul modello mediterraneo dove naturalmente si prediligono le fibre, i grassi di tipo vegetale e le ridotte quantità delle pietanze.

Una sana dieta deve quindi portare a un peso corporeo compatibile con uno stile di vita sano.

Il riferimento è quello alla circonferenza del giro vita, che non deve superare gli 88 cm per le donne e i 102 per gli uomini.

Tuttavia questi valori sono sempre correlati all’IMC (Indice di Massa Corporea) che è strettamente soggettivo e relativo anche ad altri parametri.

La dieta deve essere prescritta da un medico nutrizionista che valuta lo stato complessivo di salute del paziente, l’età, lo stile di vita, ecc.

Gli alimenti da prediligere in una dieta sono soprattutto i latticini magri, con contenuto di grassi non superiore allo 0,1%.

Per la colazione quindi è indicato il latte completamente scremato con un paio di fette biscottate integrali e un frutto.

Una grande risorsa in tal senso sono le verdure i legumi, ma anche i cereali.

Le quantità sono importanti ed è consigliato mangiarne circa 80 g da un minimo di 2 a un massimo di 4 volte a settimana.

Cereali per esempio come la soia o i lupini agiscono direttamente sulla produzione di colesterolo del fegato riducendola sensibilmente.

Anche per le verdure è consigliato il consumo tutti i giorni abbinato a quello della frutta, che apportano fibre migliorando il transito intestinale ma soprattutto agendo sulla riduzione di apporto di calorie giornaliero.

I legumi contengono carboidrati ma anche proteine e sono ottimi quindi come sostituto della pasta o di un primo piatto.

I carboidrati però vanno assunti in quantità limitate e nella formula integrale e non raffinata, per controllare anche l’innalzamento dei valori glicemici in quanto contengono zuccheri.

La relazione con il colesterolo è molto stretta infatti, in quanto se questo ormone sale aumenta la sintesi di colesterolo, a causa dell’enzima HMG-CoA-reduttasi.

E’ quindi necessario proporzionare nella dieta sia l’apporto di proteine (animali con la carne, e vegetali con i legumi), in modo da mantenere l’apporto di calorie sempre equilibrato, intorno alle 1800 quotidiane.

Ci sono poi degli alimenti che per il loro contenuto organolettico sono indicati per alzare il colesterolo buono (HDL) e sono per esempio l’aglio e la cipolla, l’olio di oliva extravergine, il cioccolato fondente, le mele.

In particolare l’olio extravergine deve essere utilizzato a crudo e in quantità non superiore a 10 g al giorno.

A proposito di condimenti, bisogna evitare tutti quelli grassi saturi come burro o il lardo e tutti gli oli di semi o che sono di origine animale.

In generale i grassi sono da evitare specie quelli di insaccati e formaggi stagionati, ma anche quelli derivanti dalla frittura o contenuti nei prodotti alimentari di origine industriale (come l’olio di palma).

Tra i grassi che invece sono necessari ad abbassare il colesterolo ci sono quelli contenuti nel pesce (ma non nei molluschi e nei crostacei), quali gli Omega 3 e 6 da inserire nella dieta anche 3 volte a settimana.

E’ importante in ogni caso la modalità di cottura che possa mantenere intatte le qualità organolettiche degli alimenti ma che non produca grassi, quindi va bene cucinare a vapore, bollire, grigliare, ed evitare, oltre alla frittura, le cotture al forno o in padella. Quando la dieta non basta è necessario associare anche la cura farmacologica, che prevede la somministrazione di statine e di farmaci cosiddetti ipolipidemizzanti.(Law MR, Wald NJ, Rudnicka AR. Quantifying the effects of statins on low density lipoprotein cholesterol, ischaemic heart disease and stroke: systematic review and metaanalysis. BMJ 2003). Le statine sono quelle maggiormente impiegate per abbassare i livelli di colesterolo e fungono da inibitori del suddetto enzima HMG-CoA reduttasi che riduce la produzione di LDL.

Quando invece ci si trova in presenza dei trigliceridi alti si associano i fibrati ma anche la niacina, l’ezetimibe e gli inibitori dell’acido biliare.

La terapia farmacologia non è necessariamente legata a livelli di colesterolo alto ma a un quadro complessivo che vede il soggetto esposto al rischio di malattie cardiovascolari.

Spesso infatti al colesterolo alto (che è asintomatico), si associano valori pressori elevati e un quadro clinico che richiede un intervento mirato.

La dieta associata ai farmaci richiede anche una regolare attività fisica. Camminare tutti i giorni per almeno 30 minuti a passo veloce è sufficiente per mettere l’organismo a riparo dai rischi cardiovascolari.

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