Cibo e terrorismo

Si tratta dello studio “Food insecurity and terrorism”, condotto dalla Michigan State University e pubblicato su Applied Economics Perspective and Policy, che ha analizzato i dati provenienti da 130 paesi tra il 2000 e il 2014. La prima strabiliante conclusione è stata che sono i paesi con maggiore abbondanza alimentare quelli che hanno più a che fare con il terrorismo. I ricercatori, guidati dal professore Adesoji Adelaja, hanno voluto fare un distinguo tra disponibilità di cibo di un paese, in generale, e l’accesso al cibo per gli abitanti, valori che spesso non coincidono. Le cause vanno dalle difficoltà di distribuzione logistica ai prezzi troppo alti per la maggior parte delle persone. Sono proprio queste le circostanze su cui i gruppi terroristici possono innestare la loro azione, incolpando il governo della situazione e attirando a sé le persone più disperate. Una delle tattiche più comuni, osserva Adelaja, è quella di impossessarsi dei territori più fertili e usare le fattorie per produrre cibo da distribuire ai propri sostenitori. Si assiste anche alla creazione, da parte di terroristi, di stati paralleli che si fondano sull’accumulo di cibo e acqua con cui barattare il reclutamento di “votati alla causa”. La condizione che invece diminuisce la predisposizione al terrorismo è il maggiore accesso al cibo, che vuol dire una più equa distribuzione delle risorse alimentari e dell’acqua. È in questa direzione che già stanno lavorando molti governi e ONG: garantire l’accesso al cibo.


Fonte: Munchies.vice.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *