HLA e rischio di malattia celiaca nei bambini

In questo studio viene analizzata la relazione tra il rischio di sviluppare la malattia celiaca e l’età in cui il glutine viene introdotto nella dieta dei bambini. Lo studio ha coinvolto 832 neonati considerati ad alto rischio per la malattia, e cioè con almeno un parente di primo grado affetto da celiachia. I soggetti sono stati randomizzati in due gruppi, con introduzione del glutine nella dieta a 6 mesi (gruppo A) o a 1 anno di età (gruppo B). Tutti i soggetti sono stati sottoposti alla tipizzazione HLA – un test che misura la variazione dei geni HLA, il principale fattore genetico di rischio per la malattia – e a screening sierologici periodici, per misurare la presenza di specifici anticorpi marcatori della malattia. È stato osservato che a 2 anni di età una percentuale significativamente più elevata di bambini nel gruppo A ha sviluppato una risposta autoimmune al glutine (16% vs 7%) o malattia celiaca (12% vs 5%) rispetto al gruppo B. A 5 anni le differenze osservate tra i due gruppi non erano più significative (21% vs 20% per la risposta autoimmune e 16% vs 16% per la malattia celiaca). A 10 anni il rischio di sviluppare la malattia celiaca è risultato molto più elevato in bambini con un alto profilo di rischio secondo la tipizzazione HLA, rispetto ai bambini con un profilo di rischio normale. Gli autori dello studio hanno concluso che l’introduzione ritardata del glutine nella dieta non modifica il rischio di sviluppare la malattia celiaca tra bambini con un profilo ad alto rischio per questa patologia. Un importante fattore predittivo per lo sviluppo della celiachia resta la tipizzazione HLA.Vai all’articolo originale

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