Il male dell’anima

I recenti dati trasmessi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno evidenziato come la depressione risulti essere una delle malattie più onerose per i sistemi sanitari nazionali mondiali e come essa venga considerata una priorità assoluta nelle politiche di prevenzione. Il costo di tale patologia è stato stimato in circa l’1% del totale dell’intera economia europea. Alcuni studi recentemente presentati al XVIII Congresso ECNP (European College of Neuropsychopharmacology) di Amsterdam hanno stimato che, nel 2020, la depressione costituirà in tutto il mondo la seconda patologia per diffusione, dietro esclusivamente alle patologie cardiache. Uno dei fattori che contribuisce negativamente allo sviluppo di questa patologia è sicuramente la “depressione invernale” che coincide con l’inizio dell’autunno per protrarsi lungo tutto l’inverno. Circa il 3% della popolazione adulta europea manifesta sindromi depressive in coincidenza di questo periodo dell’anno, con punte tra il 3,5 e il 5% registrate nei paesi nordici dove, questi fattori ambientali e stagionali, incidono in maniera più evidente.

I dati statistici dell’area scandinava

Tuttavia, nonostante l’importanza e il peso che questa patologia genera sui costi sanitari dei paesi dell’area scandinava, non sempre è facile trovare studi e dati certi sulla diffusione delle sindromi depressive nelle popolazioni locali. Il Centro Danese per la Salute Technology Assessment (DACEHTA) evidenzia numerose lacune nell’analisi della prevalenza della depressione in questo paese. Una delle ricerche più recenti, svolta tra il 2000 e il 2006, ha evidenziato un aumento tra la popolazione stimato tra il 2,0 e 4,9%, attestando al 3% la media nazionale. Dati certamente rilevanti se si considera che la popolazione complessiva della Danimarca ammonta a circa 5,5 milioni. È evidente che questi numeri risultano essere importanti per i costi sanitari che generano sull’economia nazionale. Anche la Finlandia, in questi ultimi anni, ha acceso un riflettore su queste problematiche. Infatti, i dati emersi da un progetto realizzato dal Governo finlandese (Salute 2000) hanno mostrato che oltre il 5% della popolazione sembra essere affetta da sindromi depressive mentre l’Agenzia Svedese del Farmaco ha stimato in circa il 5% la popolazione colpita da depressione. In Norvegia, invece, le statistiche si attestano su una media del 3,5% della popolazione.

Un consumo quadruplicato in quindici anni

La forma più comune di trattamento della depressione è basata sui farmaci antidepressivi. Questi sono attualmente classificati al nono posto tra i farmaci da prescrizione. Le vendite di antidepressivi nei paesi nordici sono aumentate fino a quattro volte a partire dalla metà degli anni Novanta fino al 2011. Dati recenti relativi alle vendite complessive di farmaci antidepressivi nei paesi nordici hanno evidenziato un consumo superiore alla media OCSE (52,5%). Tuttavia, bisogna annotare grandi differenze tra i paesi di questa area. Per esempio, l’Islanda risulta avere il più alto livello di vendite di antidepressivi, un valore stimato quasi doppio di quello della Norvegia. In totale, circa due milioni di abitanti dell’area scandinava risultano essere stati in cura con un antidepressivo (pari a una quota dell’8,5%) nel biennio 2010-2012, per un costo complessivo di 236 milioni di euro.In Danimarca le vendite di antidepressivi nel 2011 hanno raggiunto una spesa complessiva pari a 68 milioni di euro e a oltre 460.000 cittadini danesi (oltre l’8% dell’intera popolazione) sono stati prescritti antidepressivi. Secondo la finlandese Medicines Agency Fimea e l’Istituto delle Assicurazioni Sociali, nel 2010 le vendite stimate per antidepressivi hanno raggiunto un tetto di circa 44 milioni di euro e un numero di 430.000 cittadini ai quali sono stati prescritti antidepressivi (l’8,3% della popolazione finlandese totale). La Medicines Agency islandese ha stimato in circa 4 milioni di euro le vendite di antidepressivi che hanno coinvolto 35.000 pazienti in Islanda nel 2011 (11,2% della popolazione totale). Continuando in questa analisi prescrittiva e di costi, troviamo nel 2011 la Norvegia con 300.000 cittadini pari a 6,3% della popolazione, con un costo pari a quasi 50 milioni di euro. Non è da meno la Svezia che nel 2010 ha rilevato un consumo che ha coinvolto l’8,1% della popolazione con circa 5 milioni di prescrizioni dispensate a quasi 760.000 pazienti, pari a un costo di circa 70 milioni di euro.

Il dominio incontrastato degli antidepressivi

Come si può spiegare questo aumento esponenziale nel consumo di antidepressivi? Sicuramente diversi fattori hanno contribuito a far raggiungere questi dati. Tra questi l’accessibilità dei farmaci, le alternative terapeutiche disponibili, la pratica clinica e le linee guida nazionali e internazionali che hanno potuto influenzare i modelli di prescrizione e l’impiego dei farmaci antidepressivi nei paesi nordici. Per esempio, uno studio islandese che ha esaminato le opinioni dei cittadini in materia, ha fatto emergere una motivazione che lega l’alto uso di antidepressivi all’efficacia percepita dagli utenti, ma viene anche percepito come un supporto che permetterebbe di evitare l’accesso a trattamenti sanitari alternativi quali la psicoterapia.Il rovescio della medaglia di questa ricerca ha invece suggerito che, nonostante l’aumento notevole dei consumi di antidepressivi, non risultassero evidenti benefici sulla salute pubblica. Anzi, sono aumentati i tassi di consultazione ambulatoriale psichiatrica con un aumento percentuale delle diagnosi di disturbi depressivi e un conseguente aumento della spesa sanitaria pubblica. Questi dati sembrano essere particolarmente preoccupanti soprattutto se si considerano gli antidepressivi come unica alternativa terapeutica. Concludendo, sembra evidente che gli antidepressivi continueranno a dominare il mercato quanto meno fino al 2018.

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