Il mio mondo è donna

copUmberto Veronesi non ha bisogno di presentazioni: medico di fama mondiale, noto per la sua attività di ricerca sulla prevenzione e sulla cura del cancro; attualmente direttore scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia. Nel 2000 è stato Ministro della Sanità sotto il governo Amato.

Dalla consolidata collaborazione con la scrittrice e ricercatrice Maria Giovanna Luini, è nato “il mio mondo è donna”, ultima fatica letteraria a quattro mani dell’oncologo milanese, pubblicato nel 2015 nella collana “i saggi” della Mondadori.

Veronesi, con innata sensibilità, perora e promuove l’avvento di un universo interamente al femminile: il mondo è donna perché soltanto se e quando trionferà la visione femminile delle cose, la terra finalmente sarà in grado di riproporsi come un posto migliore, rispetto a quello in cui viviamo attualmente.

La visione è meno aggressiva e testosteronica di quella maschile dominante, più conciliante e tollerante.

Secondo Veronesi la donna è capace di reazioni pacifiche e intelligenti, anche al cospetto delle aggressioni; prerogativa questa che, invece, è estranea al genere maschile.

La donna, l’amore che essa è in grado di creare ed inspirare in ogni suo gesto, è il vero motore che è in grado di sorreggere e supportare gli uomini capaci di leggere la grandezza di un cuore femminile. E’ la donna, infatti, che da agli uomini il motivo e il coraggio per affrontare malattie ed altri momenti critici; sempre la donna, rappresenta la coscienza critica che, con intelligenza ed onestà intellettuale, aiuta l’uomo a comprendere che il proprio non è l’unico punto di vista possibile stimolandolo, di conseguenza, a confrontarsi anche con chi la pensa diversamente da lui.

La donna, con la sua grandezza, il suo connubio perfetto di razionalità e istintività, e al tempo stesso scudo e risorsa per gli uomini che gravitano attorno al suo universo.

Sempre secondo le tesi di Veronesi, la donna si applica e studia molto più dell’uomo, proprio per migliorarsi costantemente e vincere i pregiudizi che da sempre l’accompagnano, e che la portano ad essere ritenuta poco idonea a rivestire ruoli di potere. In realtà, proseguono l’oncologo e la Luini nella loro visione, “…là dove le donne hanno conquistato ruoli di potere, nella maggioranza dei casi sono pienamente meritati e gestiti meglio di quanto potrebbe fare un uomo…”.

La donna spesso riesce ad essere onnipresente: nel corso di una giornata riesce a gestire una moltitudine d’impegni differenti tra di loro, ed è in grado di farlo sempre nel migliore dei modi e con assoluta discrezione, senza mai dare troppo nell’occhio.

Ricordandosi del suo ruolo principale di medico, poi, Veronesi evidenzia come la donna molto più dell’uomo sia attenta alla previdenza della propria salute: “sono le donne a sottoporsi ai controlli suggeriti per la prevenzione, mentre gli uomini latitano”.

Un ampia porzione del libro è dedicata al rapporto tra la donna e la maternità. La donna è si l’organo principale attraverso il quale si perpetua la riproduzione della specie umana; ma il suo ruolo, in realtà, va ben oltre la fredda meccanica della genetica.

Infatti interviene l’amore a scaldare il ruolo di una madre, che da sempre oltre che per la funzione riproduttiva, si contraddistingue per l’istinto di protezione e conservazione che nutre verso la propria prole.

Una donna, una madre, consola e cura con passione e dedizione i loro figli quando ne hanno bisogno; in più, con disarmante saggezza, li aiuta a riprendere il proprio cammino rasserenati, una volta che si sono lasciati alle spalle le difficoltà contingenti del momento.

A rafforzamento delle sue convinzioni, il professor Veronesi cita, con orgoglio e un pizzico di tenerezza, l’esempio positivo ricevuto da tutte le donne che hanno percorso con lui ampi o brevi tratti del suo, ormai, già lungo cammino esistenziale. Gli spunti autobiografici, infatti, non partono solo dalle donne con cui l’oncologo ha avuto rapporti di sangue o personali nel corso degli anni; ma anche, o forse sarebbe il caso di dire soprattutto, con quelle con cui si è rapportato professionalmente durante la sua vita.

Donne con problemi di salute, cui il medico è riuscito a restituire benessere e forma fisica; ma anche parenti di suoi pazienti di sesso maschile, che con la loro bontà e il loro amore hanno contribuito, in maniera determinante, alla guarigione dei propri cari. O anche lì dove, purtroppo, guarigione non c’è stata, ad un’accettazione più serena e consapevole della propria malattia.

Non solo il tumore del resto, e i gravi problemi di salute; la trattazione del duo Veronesi – Luini, spazia a 360 gradi sul prezioso ruolo svolto dalla sensibilità femminile nella trattazione di una lunga serie di problematiche controverse quali la pena di morte, la tortura e l’ergastolo; soffermandosi anche sull’ingratitudine e la prepotenza che spesso l’uomo esercita sulla donna, come testimoniano, purtroppo, i crescenti casi di stalking, e di violenza sulle donne all’interno della mura domestiche.

Il libro si chiude con un importante messaggio di speranza. Il futuro del mondo è dei giovani, sta a loro decidere se riscattarlo, o proseguire verso la deriva etico – morale che sta contraddistinguendo questo inizio di terzo millennio.

Le donne, in quanto madri, ma anche insegnanti o nel consueto esercizio delle proprie competenze professionali, devono servire da esempio e da modello positivo per questi ragazzi. Devono essere in grado, con il loro amore, di indirizzare loro la giusta strada verso un mondo migliore, che sappia travalicare l’attuale crisi di ideali e modelli che sembra attanagliarlo inesorabilmente.

La visione al femminile del professor Veronesi può risultare condivisibile o meno. A qualcuno potrebbe apparire anche anacronistica e dissonante: quando si sostiene la tesi di come le donne governano con più equità e lungimiranza degli uomini, potrebbe venire subito in mente, da contraltare, la figura della cancelliera tedesca che per salvaguardare esclusivamente gli interessi del proprio Paese, sta portando sul lastrico il resto dell’Europa. Dove sarebbe la bontà e la lungimiranza femminile nel suo operato?

Ma, andando oltre tutte le obiezioni possibili, Veronesi non è mai un autore banale. Approfondisce le sue tesi, arricchendole con innumerevoli testimonianze autobiografiche.

Proprio per questo “il mio mondo è donna” merita di essere letto. Aiuta ad allargare il proprio punto di vista. Suggerisce una strada che, poi, ognuno di noi, è libero di seguire o meno.

La differenza, la dichiarazione d’intenti del professor Veronesi, sta tutta in quel “mio”.  Se l’oncologo avesse voluto proporci le sue idee come verità assolute, forse avrebbe optato per toglierlo, chiamando semplicemente il libro: il mondo è donna.

Invece l’uso del pronome “mio” sta a rimarcare l’assoluta parzialità della visione del professor Veronesi; le testimonianze riportate poi, convalidano la bontà e validità di tale visione, lasciando al lettore piena libertà di scelta nel decidere se perseguirla anch’egli o meno.

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