Integratori alimentari e sicurezza: quanti accessi al pronto soccorso?

Gli integratori alimentari, quali prodotti erboristici, prodotti nutrizionali complementari (per es. amminoacidi) e micronutrienti (vitamine e minerali), non possono essere commercializzati per la prevenzione o il trattamento di specifiche patologie, ma sono comunque ampiamente utilizzati per combattere i sintomi di specifiche malattie o per migliorare lo stato di salute generale. Nonostante il loro ampio utilizzo – il numero di integratori utilizzati ogni anno è passato da 4000 nel 1994 a 55000 nel 2012 – esistono ancora pochi dati sul loro profilo di sicurezza e sugli effetti collaterali che possono provocare.

Uno studio condotto negli Stati Uniti ha raccolto dal 2004 al 2013 i dati provenienti da 63 pronto soccorsi, focalizzandosi sulle richieste di accesso dovute a reazioni avverse provocate dall’uso di integratori alimentari.

Sulla base di 3667 casi raccolti è stato stimato che ogni anno negli Stati Uniti 23005 persone (IC 95% 18611 – 27398) sono ammesse al pronto soccorso a causa di reazioni avverse causate da integratori alimentari. Queste visite si traducono in circa 2154 casi di ricovero ospedaliero (IC 95% 1342-2967) e coinvolgono spesso giovani adulti tra i 20 e i 34 anni (28% delle visite; IC 95% 25,1-30,0%) o bambini non supervisionati (21,2%; IC 95% 18,4 – 24,0%).

È stato calcolato che il numero di casi in cui l’evento avverso era stato causato dall’ingestione involontaria di un integratore alimentare da parte di un bambino ammontava a circa il 21% del totale, e in circa 2/3 dei casi si trattava dell’ingestione di micronutrienti.

Nella restante parte dei casi, il 65,9% (95% CI, 63,2-68,5) era riferibile a prodotti a base di erbe e prodotti nutrizionali complementari, mentre nel 31,8% dei casi (CI 95%: 29,2-34,3) erano coinvolti micronutrienti. In particolare, nella maggior parte dei casi erano implicati prodotti erboristici o complementi nutrizionali per la perdita di peso (25,5%; IC 95% 23,1-27,9) o energizzanti (10,0%; IC 95% 8,0-11,9).

Globalmente, i prodotti energizzanti e dimagranti erano responsabili del 71,8% (CI 95%: 67,6-76,1) degli eventi avversi registrati, con sintomi quali palpitazioni, dolori al petto o tachicardia. Da notare che nel 58,0% dei casi (IC 95%52,2 a 63,7) le persone coinvolte in questo tipo di reazioni avverse erano giovani tra i 20 e i 34 anni di età. Per quanto riguarda gli adulti, di età ≥65 anni, il 37,6% (CI 95%, 29,1-46,2) degli accessi al pronto soccorso era dovuto a casi di soffocamento, disfagia (difficoltà nella deglutizione) o globus (“sensazione di pienezza in gola”) indotto dall’ingestione dell’integratore. Nell’ 83,1% (95% CI, 73,3-92,9) dei casi era implicata l’assunzione di un micronutriente.

I risultati raccolti in questo studio possono aiutare a meglio indirizzare gli interventi per ridurre il rischio di eventi avversi associati all’utilizzo di integratori alimentari. Ad esempio gli autori sottolineano l’importanza di sviluppare confezioni più sicure e dare istruzioni mirate su come conservare questi prodotti per ridurre il rischio di ingestione involontaria da parte dei bambini. Viene inoltre sottolineata l’importanza di educare i pazienti sui possibili rischi cardiovascolari di prodotti dimagranti ed energizzanti. In ultimo, la riduzione della dimensione delle pillole (per i farmaci esiste un limite di 22 mm fissato dall’FDA), l’introduzione di altre formulazioni (liquido, gel o polvere) e una corretta educazione del paziente, potrebbero aiutare a ridurre i casi di soffocamento o problemi di ingestione tra gli anziani.

Fonte:  Geller AI, Shehab N, Weidle NJ, et al. Emergency Department Visits for Adverse Events Related to Dietary Supplements. N Engl J Med. 2015; 373(16): 1531-40

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