La Corte Costituzionale sancisce l’incostituzionalità del divieto alla PMA eterologa

Analizziamo una questione certamente delicata oggetto della recente pronuncia della Corte Costituzionale n. 162 del 2014 in tema di procreazione medicalmente assistita (cfr. L. 40/2004).

La decisione sancisce l’illegittimità del divieto di praticare la fecondazione (per le coppie di soggetti maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi) in presenza di una diagnosticata patologia che comporti la sterilità o l’infertilità assolute ed irreversibili.
La sentenza analizza tre punti fondamentali:
1. Individuazione dei beni costituzionalmente protetti e lesi dalla normativa: la Corte dichiara come la volontà “di diventare genitori e di formare una famiglia che abbia anche dei figli costituisce espressione della fondamentale e generale libertà di autodeterminarsi” attinente alla sfera privata e familiare
2. Il divieto attualmente previsto dal testo normativo è stato valutato dalla Corte come lesivo dal diritto alla salute costituzionalmente garantito. Tale diritto, infatti, ricomprende non solo il diritto alla salute fisica ma anche quella psichica evidenziando come il divieto di fecondazione eterologa possa esplicare effetti negativi sulla salute della coppia.
3. La Corte evidenzia l’irragionevolezza del divieto che realizza di fatto una disparità di trattamento tra i soggetti (le coppie con i requisiti sopra indicati) dell’ordinamento.
La Corte, infine, detta i principi cardine a cui deve conformarsi la procreazione medicalmente assistita eterologa.
Si rende necessario, a questo punto, un intervento del Legislatore che conformi la propria attività di creazione delle norme di rango prima ai principi espressi e costituzionalmente garantiti.

Tre sono i punti cardine che hanno sostenuto la decisione presa dalla Corte costituzionale: sostenere la libertà di autodeterminazione privata famigliare; promuovere il diritto alla salute che vede la genitorialità come rafforzamento della salute psichica; garantire la parità di trattamento dei soggetti. La parola passa ora al Legislatore perché dia corpo ai principi espressi.

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